Negli ultimi anni è emerso prepotentemente il problema della presenza della plastica nei mari
(plastic litter) che rappresenta la parte predominante del fenomeno noto come marine litter.
Secondo un rapporto pubblicato nel 2016 dal Programma Ambientale delle Nazioni Unite (UNEP)1,
durante il 2010 sarebbero state scaricate in tutti i mari del pianeta 8 milioni di tonnellate di plastica
e tale quantità si stima essere in crescita.
La dimensione globale del fenomeno non risparmia i nostri mari. Diversi studi, infatti, hanno
confermato la criticità della situazione anche nel Mediterraneo aggravata dalla sue caratteristiche,
che ne fanno sostanzialmente un bacino chiuso. L’impatto che le materie plastiche di medie e grandi
dimensioni, le cosiddette meso- e macro-plastiche, possono avere sull’ambiente marino è oggetto
di continua ricerca ambientale e diverse misure normative originate da Direttive Unionali (e.g.
Direttiva Rifiuti, Direttiva Quadro Strategia Marina) prevedono la prevenzione e la riduzione di rifiuti
nell’ambiente.
Lo sforzo verso la minimizzazione della quantità dei rifiuti che giungono a mare passa
inevitabilmente attraverso la corretta individuazione delle fonti di produzione sulla terraferma.
Secondo stime UNEP, nel Mediterraneo circa l’80 % del marine litter proviene da fonti terrestri. Si
presume che un’alta percentuale di rifiuti in ingresso nel mare sia portata dai corsi d’acqua2
(Schmidt et al. 2017), anche se ad oggi né la quantità né la composizione è nota.
Per questa ragione negli ultimi anni l’attenzione sul river litter è notevolmente aumentata. La
mancanza di dati e conoscenze sui flussi di rifiuti portati al mare dai corsi d’acqua ostacola, di fatto,
una valutazione sull’attuazione delle normative ambientali ed una verifica dell’impatto regolatorio
(DPCM 2009) delle relative misure di prevenzione.
In questa ottica, la presente proposta definisce le modalità di realizzazione di una attività finalizzata
ad una stima della quantità e della composizione di rifiuti plastici di medie e grandi dimensioni che
vengono veicolati a mare dal fiume Po.
I risultati di questa attività forniranno indicazioni utili a inquadrare l’entità e la caratteristiche del
fenomeno e, di conseguenza, a impostare adeguate strategie di prevenzione e mitigazione di
valenza generale per tutto il bacino, nonché di identificare azioni differenziate per specifici territori
e settori di produzione della plastica.
Inoltre i dati raccolti con le metodiche proposte, alcune delle quali particolarmente innovative,
costituiranno una base informativa utile alla comparazione con altri bacini fluviali in tutta Europa,
per una migliore comprensione delle dimensioni della problematica sul Po, ma si prestano anche
alla realizzazione di attività a carattere scientifico di elevato interesse internazionale, in
considerazione della carenza di sperimentazioni sistematiche su corsi d’acqua, specie di dimensioni
e importanza paragonabili a quelle del Po.

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