Autorità Distrettuale del Fiume Po – Meuccio Berselli: “La deroga a pochi mesi dall’entrata in vigore del deflusso ecologico comunitario (DE) si impone perché non può realizzarsi una introduzione normativa orizzontale, senza creare gravi ripercussioni sia economiche che ambientali. Servono ricerche più rapide e più approfondite”.

Segretario Berselli la Transizione Ecologica è tema di strettissima attualità che riguarda tutti e tocca da vicino la vita quotidiana delle comunità e le loro abitudini anche quelle più consolidate come incidere senza lasciare morti e feriti sul campo?  

Oggi i nuovi obiettivi sulla mitigazione e prevenzione delle ripercussioni più negative del mutamento del clima, verso la scadenza del 2030 sul tema della progressiva decarbonizzazione globale e anche quelli molto più ravvicinati ed imminenti nel tempo come il summit COP 26 a Glasgow di Ottobre indirizzano, in linea generale, le scelte strategiche collettive e soprattutto quelle dei pianificatori al fine di ottenere il sostanziale e più concreto miglioramento delle performance ambientali che oggi penalizzano negativamente la collettività e pesano come un macigno sul nostro futuro e su quello delle giovani generazioni che lamentano in piazza il distacco dei poteri decisionali su queste tematiche. Nonostante l’emergenza sia già tangibile è logico che l’insieme di queste scelte epocali debbano essere compiute in modo equilibrato, calate nelle singole realtà con attento studio, con tempistiche decisamente più celeri rispetto al passato e con l’utilizzo di tutte le nuove avanzate tecnologie  in grado di offrire analisi molto più aggiornate e precise rispetto alle azioni complesse da mettere in campo.

 Lo scenario globale, ma anche quello locale evidenziano sempre più fibrillazioni sulla questione acqua. Come riuscire a raggiungere un punto di equilibrio comune?

Gli effetti del cambiamento climatico a livello globale palesano che la risorsa idrica rappresenta oggi la vera ricchezza dei paesi e che proprio per il suo possesso si stanno già verificando e soprattutto si potranno verificare in un futuro non lontano conflitti sullo scenario internazionale. Detto questo, nel distretto del Fiume Po, il più ricco a livello  di ecosistema del paese e il più economicamente produttivo, l’acqua non è più presente come ci hanno insegnato i secoli che ci hanno preceduto. Negli ultimi 10-15 anni, pur mantenendo una quota annuale di portata sostanzialmente nelle medie storiche, registriamo , periodicamente ma ormai in modalità endemica , un andamento di presenza idrica altamente squilibrato, altalenante, caratterizzato da estati torride con temperature in costante incremento di 2-3 gradi , notti tropicali e prolungata aridità dei suoli. Tutto questo genera e altera gli ecosistemi e provoca danni gravi ed incertezze al sistema produttivo in particolare a quello agroalimentare e al settore primario di cui abbiamo visto l’essenziale importanza durante la fase più grave della pandemia.

Quali soluzioni possibili sono da attuale prima che sia tardi?

I ritardi storici , decisionali ed infrastrutturali sono evidenti , rincorrere soluzioni tampone è sempre difficile e penalizzante, ma oggi potendo contare su obiettivi e risorse straordinarie occorre investire tutto quanto possibile in ricerca di ultima generazione e opere utili; sia per rendere maggiormente solida la difesa dai fenomeni alluvionali visto che siamo ancora troppo fragili , sia per trattenere la risorsa idrica quando presente mediante invasi.

Le dighe però suscitano anche polemiche 

Gli investimenti cosiddetti “grigi” in realtà non hanno una matrice di colore ben definita, o gli interventi sono necessari per le comunità o non lo sono. Con questo, giocando sul paradosso, non vorrei dire che sia utile pianificare un invaso per ognuno dei 141 affluenti del Po ci mancherebbe, ma è indispensabile che laddove gli studi approfonditi evidenziano una mancanza latente e prolungata di risorsa idrica si pensi concretamente a questa soluzione prima che sia tardi. Guardi l’acqua come elemento naturale esauribile, lo sottolineo, o c’è o non c’è; quando c’è porta vita, ristoro agli habitat, biodiversità ricca e consente di approvvigionare le tipicità ed eccellenze del Made in Italy così come può alimentare con continuità le centrali idroelettriche e la produzione di energia pulita, se, al contrario, l’acqua non c’è nessuno di questi elementi viene salvaguardato, dunque serve stoccarla. Allontanandoci da noi qualche migliaio di km possiamo bene vedere gli effetti dei conflitti per l’accaparramento dell’acqua: la realizzazione sul Nilo in Etiopia di un macro invaso a beneficio di un solo soggetto porterà gravi disagi o addirittura a conflitti  geopolitici impoverendo ulteriormente Sudan e Egitto. La lezione è che da invasi sostenibili e condivisi tutti possano trarre il proprio beneficio.

Oggi il Deflusso Ecologico, tema sconosciuto per la maggior parte della gente, ma che rischia di avere rilevanti incidenze anche sulla vita quotidiana di persone, habitat e imprese dovrebbe superare la normativa sul deflusso minimo vitale comunitario e sta per essere introdotto nel nostro paese dal 2022. Cosa significa? 

“Come ho anticipato già alcune settimane fa credo che la nuova normativa comunitaria sul Deflusso Ecologico non possa essere calata in modo orizzontale sui paesi dell’Unione e soprattutto sulle singole aree prese in esame; ogni zona possiede diverse caratteristiche geomorfologiche, differenti regimi idrologici e habitat  e ugualmente diverse necessità produttive. L’applicazione a senso unico creerebbe danni senza risolvere in modo equilibrato quel processo doveroso di concertazione verso scelte più sostenibili. Per questo che, oggi come oggi, credo sia utile una deroga all’introduzione della norma: un tempo utile per considerare cause ed effetti in modo oculato e soprattutto – come ha ribadito proprio ieri il Ministro della Transizione Ecologica Cingolani – serve studiare meglio con tutti gli strumenti disponibili ed in modo capillare soluzioni che consentano di centrare gli obiettivi detti goals destinati ad incidere universalmente sul clima, ma senza fare prigionieri di sorta o mettere a repentaglio le certezze di sviluppo fin qui realizzate.

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